Un’arancia sulla tavola e il tuo vestito sul tappeto


I fiori sono sul cuscino.
Un mazzo di rose e di lisianthus.
I lisianthus sono bianchi e li ho presi perché piacciono a me.
Le rose sono rosse e le ho scelte una ad una, perché piacciono a te.
I dettagli di un regalo che ho fatto a entrambi.
Di un vestito che solo insieme vogliamo indossare.
Li ho portati in camera e li ho posati sul cuscino del letto matrimoniale, sul lato dove io dormirò.
Faremo l’amore dalla tua parte, col mazzo di fiori accanto al tuo viso.
Respirerai il profumo fresco di tutte le stagioni.
Tu arriverai fra poco.
Sarà un contatto veloce, lungo non più di una notte, come succede a noi, com’è scritto nel nostro destino.
Arriverai indossando l’abito che preferisco. Sul viso un velo di trucco, le unghie senza smalto, la biancheria nera, il tuo corpo profumato e morbido che vorrà essere abbracciato solo da me.
Io ti aspetto.
Sono qui.
Sono felice.
E’ il giorno di Natale.
Guardo i fuori sul cuscino. Ora la camera ha un aspetto vivo. Qui dentro, adesso, c’è qualcosa che respira.
Scegliamo sempre lo stesso albergo. La stessa camera. Non c’è motivo per cambiare. Ci sono i dettagli che la rendono la nostra isola in mezzo al mare.
Mi chiedo quale sia la nostra vita. Se sia lo spazio che lasciamo fuori, dentro a una parentesi e oltre questa camera, o se sia questo il luogo dove viene consumata la nostra vera esistenza.
Tu bussi, la porta è aperta, entri.
Mi guardi, sorridi, ma non corri da me, non mi abbracci.
Non dici niente.
Non vuoi placare la sete con l’acqua.
Guardi i fiori sul cuscino, inclini la testa, poi allunghi il braccio e cerchi la mia mano.
Sei il lato dolce del mio cuore. Quella parete che tiene al sicuro il mio battito.
Ti prendo la mano, la stringo, la metto dietro al fianco e ti bacio sulla guancia.
I colori della stanza cambiano di tono e di intensità. Assumono le sfumature delle rose e dei lisianthus.
Non mi sono mai arrabbiato con te, neanche una volta. Non abbiamo mai avuto una discussione. Fare i capricci equivale a perdere tempo.
Ci leggiamo nel pensiero, invece. Quello sì.
Ti stendi sul letto e ti lasci spogliare.
Lo facciamo lentamente.
Poi mi sdraio su di te, e ti bacio il viso e il collo.
Annusi il profumo dei fiori. Anche Prévert ci scriverebbe una poesia.
“Un’arancia sulla tavola e il tuo vestito sul tappeto,” sussurro, con le labbra appoggiate al tuo orecchio.
Con le dita ti accarezzo le tempie.
Ma non finisco di recitare la poesia.
Non è così che la si recita: è così che la si vive.
Facciamo l’amore a lungo, lentamente, per tutto il tempo necessario.
Lo faccio continuando a baciarti.
Come se dovessi entrare nella tua anima oltre che nel tuo corpo, e solo così mostrarmi a te.
Nella purezza di un sentimento.
Nell’amore farti vedere il lato al chiaro del mio cuore.

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Un pensiero su “Un’arancia sulla tavola e il tuo vestito sul tappeto

  1. “Un’arancia sulla tavola e il tuo vestito sul tappeto”. Sempre un delicato domatore di parole…

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