L’addio al mare


Melania mi ha dato una busta, prima che partissi.
“Non aprirla,” mi ha detto. “Fallo solo quando sarai in volo.”
Ho preso la busta, l’ho sentita con le mani, ho cercato di capire cosa contenesse.
“Non essere curioso,” mi ha detto. E mi ha regalato un sorriso.
Io ho fatto un cenno e ho riguardato prima la busta e poi di nuovo il suo viso.
Non volevo essere curioso. Era solo che l’amavo.
Poi ho sorriso anch’io.

Bisogna sorridere sempre, nel momento dell’addio o della mancanza.
Fai vedere che sei forte, mi diceva qualcuno.
Fai vedere agli altri che ce la puoi fare, e che loro non devono preoccuparsi.
Sorridi per gli altri, non per te.
Per questo ho sorriso davanti a Melania. E non ho pianto nemmeno una lacrima.

Quando ero piccolo, piangevo anche quando salutavo il mare.
“All’anno prossimo,” gli dicevo. Eppure mi veniva sempre da piangere.
La malinconia era più forte della mia età.
Un giorno non avrei pianto più, pensavo. Bastava aspettare e diventare grandi.
Ma il rumore del mare ogni anno era sempre più forte.

“Non è un addio,” mi ha detto Melania.
“Un giorno tornerò,” le ho risposto io.
“Un giorno tornerai.”
Su quell’isola, il porto non c’era più.
L’avevo presa per mano, una volta, e davanti al mare avevo deciso di creare un confine.
Avevo chiuso il porto e liberato le navi dalle ancore.
Che si perdessero sull’acqua, avevo detto a Melania.
Quel giorno il mare era diventato ancora più grande e il cielo ancora più infinito.

Ci siamo abbracciati.
Ho sentito il suo corpo. E il calore di quello che ci scorreva dentro.
Di nuovo, il profumo della sua pelle.
Occhi cristallini venivano riflessi dall’acqua.
Le onde li riempivano.
“Baciami,” mi ha detto Melania.
Io l’ho fatto. Ho sentito le sue labbra nelle mie. I suoi respiri. Le sue carezze con la punta della lingua.
“Baciami ancora,” mi ha ripetuto. “Ti prego.”
“Devo farlo per non morire,” le ho risposto.

“Abbi cura della nostra isola,” le ho detto. “Ora è tutta tua.”
“E la linea che hai disegnato nell’aria?”
“Ora diventa solo un po’ più grande.”
Lei ha guardato alla sua sinistra, verso gli scogli.
Un’onda è arrivata più veloce delle altre, spinta da un risveglio del vento.
“Una parte di quest’isola viene via con te,” mi ha detto.

In volo, ho aperto la sua busta.
E ho guardato cosa c’era dentro.
E lì, dato che nessuno poteva più vedermi, mi sono messo a piangere.
Non per gli altri, ma per me.

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