Una sola esistenza su questa terra


Spero tu sia riuscita a sentirmi, prima, anche se da lontano, anche se i nostri corpi non si sono toccati davvero.
Eri impegnata in altre cose, quelle di un sabato pomeriggio come gli altri: forse sbrigavi delle faccende e non hai badato a chi ti aveva nei pensieri, a chi voleva modellarlo con te il suo giorno di riposo, e costruirlo con te a sua misura.
Hai percepito l’idea di una carezza e l’hai confusa con un soffio di vento o con una sensazione strana, ma subito dimenticata.
Non era importante quel segno sul viso, vero? Come se due dita te l’avessero sfiorato. E nemmeno il brivido che hai sentito lungo la schiena, dalle tempie fino ai glutei. L’hai sentito arrivare e andarsene come se nulla fosse, era solo una corrente d’aria in un giorno di maggio hai pensato.
Forse non sei pronta per queste cose, non senti allontanarsi e arrivare il calore, non sai vedermi al di là delle pareti di casa tua.
Ma io ero con te.
Il tuo viso era chiuso fra le mie mani.

Non c’è stato un prima o un dopo.
Era solo un momento, sempre ripetuto e vissuto all’infinito.
Eravamo in una camera da letto in disordine, le lenzuola spostate da una parte del letto, la luce di una finestra, il sole che entrava e che ci regalava le due del pomeriggio.
Non ci siamo corteggiati prima di quel momento e non ci siamo baciati come due adolescenti. Non ricordo le nostre labbra sull’intera lunghezza del corpo, era in un’altra vita.
Nella fotografia eri sotto di me e mi accoglievi con grande tenerezza.
Era già il momento più alto.
Le tue cosce erano socchiuse e i nostri corpi nudi si accarezzavano e si concedevano l’uno all’altro, senza misure.
Non è stato importante il percorso seguito, prima di ritrovarci così. Forse tanti momenti finiti si sono susseguiti e alternati e tu alla fine mi hai invitato e voluto, o io l’ho fatto, te l’ho chiesto, ti ho corteggiata fino a quando non mi hai detto di sì.
Ed eccolo allora il tuo viso fra le mie mani, dopo tante parole, i tuoi capelli sul cuscino, i miei occhi a navigare nei tuoi.
Il profumo delle tue labbra che tutto mi fa dimenticare.
Il tuo gemito è appena sussurrato, come se qualcuno ci sentisse e ci giudicasse, ma io lo amo così il tuo modo di venire, lo coltivo così, nella mente più che nel corpo.
E’ per te, ci diciamo, nello stesso momento, un attimo prima di sentire l’orgasmo dell’altro come se scorresse nella nostra vita, come se quei sospiri fossero i nostri, come se quei corpi che si aprono e si ritirano fossero una sola esistenza su questa terra.

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