Come un’onda nel mare


Ho scritto un racconto in cui la narratrice eri tu. Ho voluto descrivere in questo modo i tuoi pensieri, secondo il tuo punto di vista. Ciò che stava nascendo tra di noi vissuto dentro alle tue sensazioni di donna.
La storia iniziava durante una riunione con gli insegnanti, in un’aula del tutto anonima, con fuori una giornata di sole e voi lì a ripetere continuamente le stesse cose.
A maggio inoltrato rimaneva poco da dire. Quello che si poteva era stato insegnato e recepito.
Bene o male, ormai, tutto era andato, e la riunione diventava solo un pretesto per discutere di altri problemi, di cui a te non importava nulla.
Eri annoiata e ogni tanto guardavi il tuo telefono, aspettando che venisse il momento di tornare a casa.
Non si stancano mai, pensavi, non si stancano mai.
Nel fondo dei tuoi pensieri c’ero io, però, il ragazzo con cui avevi appena passato la notte.
Quel ragazzo apparso quasi dal nulla, di cui hai visto forse appena gli occhi, venuto a casa tua per guardare un film e che poi se ne è andato solo la mattina dopo, prima della colazione.
Quella sera ha suonato alla porta e tu l’hai accolto col tuo modo gentile, col tuo sorriso dolce ma privo di malizia.
Avete mangiato una fetta di torta, preparata da te prima che arrivasse, e vi siete chiusi in camera, mentre la tua coinquilina se ne stava di là, da sola, a pensare di voi chissà quali passioni.
Mentre i tuoi colleghi parlavano degli alunni tu pensavi ancora a lui, al film guardato insieme, in silenzio, alle parole che lo hanno seguito e che vi hanno portati fin quasi le due.
Da lì la tua ospitalità di farlo dormire con te, il sì come sua risposta.
Lui non ti aveva toccata, ma ti è sembrato normale e naturale volerlo nel tuo stesso letto, dopo quella sera, senza pigiama, come un amico del cuore.
Lì vi siete accarezzati, ma erano solo carezze gentili, era l’abbraccio di chi vuole sentirsi bene con qualcuno.
Hai sentito la sua erezione, ma era ovvia, hai pensato.
Lui ti ha toccato il mento, come si fa con una bambina, per ringraziarti di poter stare lì, per toccarti almeno così, perché forse non poteva fare altrimenti.
Era quello il suo modo, forse?
Poi hai pensato a lui mentre ti addormentavi, sentendo il suo abbraccio innocuo e il suo corpo caldo dietro al tuo, hai sentito la sua protezione.
Per una volta non hai avuto pensieri prima di dormire e il sonno è arrivato senza attese.
Il tuo ultimo pensiero è stato di avere forse le mutandine bagnate, ma andava bene così.
Lui lo sapeva, forse? Lo voleva? Addormentarsi con quella ragazza che aveva le mutandine bagnate dei suoi umori per lui.
I suoi peli bagnati.
La loro voglia che diventava pace dei sensi.
Il mio racconto voleva parlare di questo, delle tue sensazioni al pensiero di non aver fatto l’amore quando c’erano tutte le condizioni per un sì, per ogni singola parola, per i vostri gemiti sentiti anche dalla tua amica nella camera accanto, uno o più orgasmi, uno nell’altra.
Durante la riunione hai sentito di nuovo quella sensazione fra le gambe, la stessa che ti aveva accompagnata prima di dormire.
Hai chiesto scusa, devo andare in bagno hai detto, e in bagno non hai nemmeno chiuso la porta a chiave, ti sei appoggiata con la schiena sul lavandino e ti sei sbottonata i jeans, per sentire con le dita cosa c’era di vero fra i desideri.
Sei scesa con la mano nelle mutandine, ti sei toccata, hai sentito i peli fino al dolce contatto con la parte più sensibile.
L’hai aperta delicatamente e hai sentito così la tua voglia: portava il suo nome e cognome.
Hai chiuso gli occhi e sei andata più in fondo, pensando che fosse lui a farlo. Ti sei morsa le labbra, sognando che i denti fossero i suoi, ti sei toccata i capezzoli con le sue mani. Hai guardato la porta sperando nel suo arrivo, adesso lo chiamo, hai pensato, ma il piacere era come un’onda nel mare, come un’onda nel mare.

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