Pretty, pretty on the fence


“Secondo te si può contare il numero di lentiggini che uno ha sul viso?”
Eravamo distesi sul tuo letto e queste furono le mie parole.
“Hmmm?”
“Ho iniziato a contare le tue, ma mi chiedo se siano sempre le stesse, o se siano come le margherite su un prato che fiorisce tutti i giorni.”
Da te è venuto un altro sospiro. A volte piace anche a me fare il dispettoso.
“E a che numero saresti arrivato contando le mie?”
“Hmmm.”

Anche stasera sono venuto a disturbarti mentre stavi studiando. Il tuo libro però è rimasto sulla scrivania, insieme col bicchiere di vino bianco che stavi sorseggiando poco prima di cominciare.
Io in verità non avevo intenzioni peccaminose, ma tu indossavi il maglioncino grigio che ti dà quell’aria da innocente che io proprio non riesco a non violare.
Quando noi due parliamo, come abbiamo fatto anche stasera a proposito dei tuoi studi di fisica – ma in generale quando parliamo di qualunque argomento – è come se mettessimo in atto una danza in cui le nostre menti si preparano a raggiungere vertigini sempre più estreme.
Una volta toccato il punto più in alto, la nostra filosofia si trasforma. Io lo percepisco anche dai tuoi occhi, che in modo impercettibile brillano di una luce più intensa, forse illuminati dalle mie parole che hanno sfiorato le corde della tua anima.
Ogni volta mi sento orgoglioso di me.
Tu sorridi, soddisfatta di dove siamo arrivati, di come abbiamo coltivato il nostro tempo insieme, e guardi leggermente verso destra. E’ il tuo segnale per dirmi che posso cominciare a leccarti il collo.

A volte penso che anche noi potremmo fare l’amore come le altre coppie, ma evidentemente io e te siamo fatti in questo modo. Dobbiamo per forza seguire un percorso, senza compromessi. Noi, sul punto di nascere, abbiamo scelto l’opzione della consapevolezza, abbiamo scelto cioè il rischio di non vivere la vita al prezzo di viverla davvero.
Mi pare comunque impossibile immaginarti diversa da come sei: ti vedresti nell’atto di toglierti le mutandine, come fanno certe donne? Alcune sarebbero capaci di piegarle e di posarle in ordine sul comò prima di concedersi al proprio amante. E magari, mentre lo fanno, continuerebbero a pensare al loro libro lasciato di là, al loro problema di fisica, e di certo non perché siano fenomeni dell’ingegneria nucleare.

“Ne hai settantadue o settantatré.”
“Cosa?”
“Di lentiggini.”
“Scommetto che il settantatré lo hai pensato con l’accento sulla e.”
“Mi conosci meglio di me stesso.”

Passo la mia lingua su un percorso ben definito del tuo collo, dalla tempia fino allo sterno, se serve facendomi spazio anche fra i vestiti. Il mio amore deve essere lento da percepire il tuo cuore battere due volte mentre le mie labbra si trovano ancora sullo stesso punto.
Sento il sapore della tua pelle, è come se me ne nutrissi.
Sullo sfondo ascoltiamo la musica di uno strumento, poi di una voce. “Pretty, pretty on the fence,” dice quella la voce. “Non ti accorgi che io vedo dentro di te, il cuore quieto che stai cercando di nascondere.”
Confondo il tuo corpo con la tua anima, come se stringessi fra le mani i tuoi pensieri, o se baciassi le tue passioni, come se a parlarmi fossero i tuoi occhi e il tuo viso non fosse altro che una costellazione nella quale perdersi e ritrovarsi, dopo aver viaggiato millenni e alla fine incontrare finalmente se stessi.

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3 pensieri su “Pretty, pretty on the fence

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