Quando vieni da me


Sei venuta da me di nascosto in un giorno come sempre diverso dagli altri. Con una scusa hai lasciato il tuo uomo altrove, non al lavoro od occupato in altri impegni, ma ‘solo’ della tua assenza, ‘solo’ affinché potesse sentire la tua mancanza. Ignovava che saresti venuta da me. Ma io c’ero sempre, non ero mai ‘solo’ ad aspettarti.
La mia cucina profumava di buono perché erano le quattro del pomeriggio e mi ero appena preparato una tazza di caffè nero, fumante e senza zucchero. Mi annoiavo guardando alla finestra gli uccellini sugli alberi e il paesaggio, sempre lo stesso. Ma non era il panorama la mia noia: erano le ore che passavano senza un significato, sentire il mio corpo che invecchiava senza consumarsi, il mio spirito disteso.
Avevo anche finito certe cose di lavoro e adesso non avevo nemmeno la scusa di impegni da svolgere.
Poi ho aperto un libro di Dostoevskij perché volevo dedicare il mio tempo alla scoperta dell’animo umano. O meglio: di ciò che è ancora più profondo dell’animo umano.
Ho letto qualche pagina, qualche riga, qualche parola. Fra le strade di San Pietroburgo ti ho trovata. Senza dire nulla, sono venuto alla porta e tu eri lì.
“Mi hai sentito?” mi hai chiesto, quasi sussurrando. Io ho preso le tue mani e ti ho tirata dentro, come se la mia casa fosse il tuo riparo.
I capelli neri, gli occhi neri, il taglio dolce, il vestito un po’ scollato che emanava il profumo della tua pelle. Ci siamo abbracciati contro la parete. I fluidi invisibili del nostro corpo si sono uniti.
Ho aspettato prima di baciarti, come faccio sempre, come per chiederti il permesso. Eppure ti bacio sempre un istante prima che tu me lo dica.
I miei baci non sono mai forti, veementi, tranne quando stiamo facendo l’amore. E’ come se ogni volta dovessi ritrovarti, riconquistarti, intimamente farmi conoscere ancora da te.
Siamo andati in camera da letto. Ci siamo spogliati entrambi sotto la luce delle persiane delle quattro del pomeriggio. Mi piace venire a letto con te a quest’ora, mi dà un brivido la sensazione delle lenzuola fresche contro il corpo ancora troppo sveglio per dormire.
Come ogni volta, sdraiati mi racconti delle tue cose. Delle cose semplici della tua vita. Dei gelati che hai mangiato. Di come sta il tuo cagnolino. Della passeggiata che hai fatto in spiaggia.
Poi mi hai passato le dita sul petto. Prima coi polpastrelli e poi al contrario. Mi hai fatto sentire l’unghia sui capezzoli.
Io avevo la pelle ancora abbronzata. I muscoli ancora tonici per il nuoto e per le corse al mare.
Poi abbiamo fatto l’amore dolcemente. Lo abbiamo fatto senza protezioni. Con me non le vuoi mai. Mi vuoi portare dentro sempre, anche dopo, più che puoi.

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