Terza parte


Prima parte (Vi presento Fiamma)

Seconda parte (Sentire l’amore)

Nel periodo che seguì continuammo a vederci quasi tutti i giorni. Lei a volte veniva da me anche di mattina o di pomeriggio, perché entrambi con il lavoro avevamo orari strani.
Capitava che entrasse nel mio appartamento e che si spogliasse senza dire una parola. Andavamo in camera e facevamo l’amore a lungo, a volte in modo romantico e passionale, a volte in modo più crudo e godereccio.
Capitava anche che non facessimo nulla. Stavamo insieme sul letto, abbracciati, sia nudi che vestiti. A volte parlavamo e a volte restavamo zitti.
Trascorrevamo molto tempo a baciarci, specialmente quando lei arrivava coi capelli raccolti. L’immagine di lei coi capelli raccolti la conservo ancora nella memoria, notidissima come se l’avessi vista ieri. Quando si pettinava così mi piaceva iniziare l’amore molto lentamente: le baciavo il collo dall’inizio alla fine, dalle spalle fino alle tempie, e poi respiravo dalla sua pelle il profumo dei suoi orgasmi.

La sentivo nella carne come una donna e come una droga. La sua presenza mi portava in una dimensione che non sapevo spiegare. Era come se a un certo punto l’ossigeno diventasse sempre più rarefatto e noi dovessimo seguire un percorso tortuoso per riuscire di nuovo a respirare. Alla fine ci riuscivamo sempre.
Le succhiavo le labbra, le passavo le mani su tutto il corpo. La sentivo fremere ad ogni carezza. Le toccavo dolcemente i seni, ma solo quando arrivava il momento giusto, solo quando sentivo dal suo respiro che non poteva resistere un secondo di più.
Lei mi parlava, mi diceva tante cose, sapeva prendere l’iniziativa. Il suo turbamento della nostra prima volta scomparì quella sera stessa. Chissà se era stata la mia carezza sulla spalla, il mio modo di dirle “va tutto bene” o se lei semplicemente era fatta così.
Avevo imparato alla perfezione il sapore dei suoi umori.
L’aiutavo a spogliarsi, ma lasciavo a lei il compito di togliersi le mutandine perché questo gesto, fatto da una donna, mi ha sempre eccitato tantissimo. Poi le aprivo le cosce e la baciavo dolcemente fra le gambe. La dolcezza poi diventava veemenza, avidità, mancanza di rispetto. Le mancavo di rispetto leccandole l’interno della fica mentre lei si contorceva ed emanava suoni da donna in preda al piacere più liberatorio.
Sentivamo l’amore in tutti i modi, ispirati dalla nostra stessa ispirazione. Mi bastava guardarla negli occhi per capire cosa volevamo fare.
A volte erano le nove di mattina e lei doveva entrare a lavoro alle undici. Le ricordavo che non avrebbe avuto il tempo di farsi una doccia e quindi sarebbe andata a lavoro ancora con l’odore di sesso addosso. Le tenevo i polsi stretti dietro la testa mentre le dicevo queste cose, la tenevo ferma ed innocua, intanto io ero dentro di lei e andavo avanti e indietro, senza paure e senza protezioni. A volte lei voleva opporsi, dirmi di no, ma tanto lo sapeva che non poteva fare nulla. Le ricordavo chi era, dove pensavano che fosse in quel momento, cosa avrebbe fatto di lì a due ore e con chi sarebbe stata. Poi smettevo e le succhiavo la lingua, poi continuavo, poi andavo più forte e la facevo venire bene in tutta la sua impotenza, poi le tenevo le cosce, guardavamo insieme il mio cazzo entrare e uscire da lei quasi fosse uno spettacolo, la sentivo in tutta la lunghezza del corpo.

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