Pensieri sparsi


Un luogo immaginario e incerto può essere vero più di un mondo reale. Non di fisica presenza, ma qui percepisco la mia identità come essere. Non vedo il mio corpo e nemmeno queste mani davanti agli occhi. Né i vestiti sulla sedia, la crema per il viso, la lampada o la luce irreale e soffusa che illumina la stanza. Eppure qui, e solo qui, io divento finalmente una persona autentica. Il mondo reale è lontano. E’ attorno a noi, ovunque, al di là e oltre i limiti dei pensieri. Ma lontano. Ci avvolge, comprime, esige di entrare, ma non arriva fin qui. Nel nostro mondo siamo noi che costruiamo le barriere, che rinforziamo le mura, che attraversiamo il fiume. La realtà ne delinea e ne sfuma i contorni, ma non passa fino a qui. E quando siamo da soli, noi due, chiudo a chiave la porta della mia anima.

Dicono che ci sia anche un cuore dentro di me. Qui, nel mondo reale. Ha una funzione squisitamente fisica: permette la circolazione del sangue. Un muscolo che pulsa. Perdona i termini tecnici e le definizioni di questa parte del confine. Ma grazie a un muscolo involontario, agli organi del corpo giungono continuamente i globuli per nutrirsi, e serve: dicono sia essenziale per la vita. Il mondo reale è diverso dal nostro. Il tempo scorre. Ci sono le distanze. E anche se il mio essere è sfumato e deviato, esisto con braccia e gambe. E infine c’è questo cuore dentro di me, piccolo come una mano chiusa, che svolge rigorosamente il suo compito. Con l’utilità di cellule che nutrono altre cellule.

La realtà è una casa vuota. Ci siamo, io e altre persone fornite alla nascita di cuori che battono. Ci sono profumi che arrivano a me, di stagioni diverse, alternanze di caldi e freddi e anni che passano. Li sento uno a uno. E poi ci sono i rumori e i suoni, alcuni gracchianti, altri fluidi e armoniosi, che ascolto riprodotti dai moderni impianti musicali. Ci sono luci, colori e oggetti che senza anima si pongono davanti ai miei occhi e ne interrompono la vista all’infinito, con strutture di invisibili poliedri regolari. Qualcuno mi passa accanto e posa una mano sulla mia. Eccolo, un altro senso che funziona. Un contatto reale. Le persone sono in carne e ossa e portano un cuore. Ma nessun cuore alimenta le cellule del mio cuore. Ognuna ha il suo labirinto interno, un percorso reale di condotti e tubature che raggiungono destinazioni utili. Ma ogni goccia di sangue nasce in un punto e muore in un punto: lo stesso. Viaggia nel corpo, percorre lunghezze, porta ossigeno, lascia il suo carico vitale a chi non si muove e ne attende il passaggio, ma alla fine resta qui, entro il perimetro della superficie umana, mai troppo lontano dal centro, mai abbastanza vicino.

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