La parola che manca


Ascolto Heaven degli Psychedelic Furs.

C’è qualcuno che mi ha fatto perdere la testa per un minuto o due, ma ora sono di nuovo qui.

Di solito vi parlo di pioggia o di sole, di camere da letto o di spiagge deserte, ma oggi fate come volete, il tempo e il luogo immaginateli come vi pare.

Il punto è che potrei essere stato attratto da una donna molto elegante, molto ordinata e molto creativa. E anche maledettamente e terribilmente sexy.

Ha un piercing sull’ombelico, anche se preferirei che lo avesse almeno in tre punti diversi. Lei sa quali e sa perché.

Ha il pancino piatto e il segno dell’abbronzatura. Le ho proposto di farsi un tatuaggio sul basso ventre, una farfallina, leggera come è lei. Le ho detto che dovrebbe avere un’ala che sta sopra le mutandine e un’ala che sta sotto. Così rimane il dubbio di dove stia per volare. (Le ho parlato di “costume”, in realtà, ma lei è sveglia e conosce la differenza fra i costumi da bagno e la biancheria intima che si toglie coi denti. Piccole sottigliezze comunicative che sappiamo noi.)

Parlare con lei è come essere in un racconto. Avete presente il castello di zucchero filato, dove il principe e la principessa vivono una vita lunghissima, senza sapere nemmeno che farsene della felicità? Ecco, la storia non è proprio quella. Seguiamo i nostri istinti anche se sappiamo che faranno male, stiamo svegli fino a tardi, ci ubriachiamo quando ci pare e abbiamo fantasie sessuali che non possiamo nemmeno raccontarci a vicenda a tutela del nostro stesso equilibrio mentale.

La bellezza del nostro racconto è la possibilità di omettere l’ultima parola. Quella che renderebbe scontato e banale tutto il resto. Quella che, mancando, alla maggior parte dei lettori non fa capire nulla della storia.

Ma quell’unica parola che manca, così, appena prima del punto, in ogni discorso che facciamo, per noi è una bellezza. E per me una così è come benzina sul fuoco.

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3 pensieri su “La parola che manca

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