La mia vacanza preferita


Ho una casa al mare. Gran parte delle mie vacanze le ho passate lì.
La mia casa ha un piccolo giardino. Uno dei miei rifugi preferiti. E’ tutta circondata di verde, poi, a meno di duecento metri, il mare.
Il mare da qui non si vede, ma si sente il suo profumo: quello vero, non un’idea.
Essere lì con te, per un tempo indefinibile e interminabile. Fare questa vita: alzarsi tardi, andare a comprare le brioche fresche per la colazione, bere il caffè seduti in giardino.
Il mio braccio sulle tue spalle e tu appoggiata a me. Lasciare che il tempo scorra senza fare niente.
Ogni tanto salire in camera e fare l’amore.
Il letto non lo rifacciamo mai. Le lenzuola sono sempre in costante disordine.
Non chiudiamo nemmeno le finestre. Mentre gli altri vanno in spiaggia e passano proprio lì davanti. A poca distanza si sentono voci e risate, mentre noi siamo in camera a torturarci e a consumarci.

La tua fica è bagnata. Entro che è una meraviglia. Tu vieni prima di me. Il mio orgasmo inizia immediatamente alla fine del tuo. Il mio pene scivola fino in fondo, la tua fichetta pulsa e geme a modo suo.
Lo facciamo quasi in silenzio, tranne i tuoi miagolii che mi arrivano direttamente all’orecchio.
Continuano fino a quando non senti lo sperma schizzato direttamente in fondo a te, a fiotti.
Poi andiamo in bagno e ci sistemiamo un po’.
Ti siedi sul bidet e ti lavi in mezzo alle gambe. Quella visione però mi eccita. Arrivo dietro di te, con il pene di nuovo duro. Me lo prendi in bocca mentre continui a lavarti. L’acqua tiepida fra le cosce però ti dà anche una nuova e sottile sensazione di piacere. Ti accarezzi lentamente il clitoride, mentre in bocca senti il sapore del mio seme e dei tuoi stessi umori.
Lo facciamo un’altra volta, sotto la doccia, mezzi vestiti. Tu schiacciata con la pancia contro il muro, io dietro di te, in piedi. Ogni tanto è violento l’amore che vogliamo darci. Ancora un orgasmo a testa, ancora il mio seme che cola scendendo dolcemente lungo le tue gambe.

Ci mettiamo il costume.
Andiamo in spiaggia.
Ci cuciniamo un po’ sotto il sole e un po’ sotto l’ombrellone. Facciamo il bagno in mare.
Vieni da vicino e sento il profumo della tua pelle, della crema solare, del mare. Sento il calore e la morbidezza della sabbia sotto di me.
Tu leggi il libro che ti ho regalato. Tra di noi non servono altre parole.
Poi arriva il momento di tornare a casa.
“Ho il segno del costume?” mi chiedi. Abbassi leggermente gli slip per farmi controllare.
Vedo la pelle leggermente più chiara sotto al costume. La linea è quasi impercettibile, ma vedendo quel lembo di pelle bagnato da gocce di sudore e di acqua di mare mi chiedo chi tu sia per farmi perdere la testa così. O più semplicemente per farmi vedere cose che altrimenti non riuscirei a vedere. Per farmi provare emozioni che altrimenti non riuscirei a provare.
Prendo la borsa con l’asciugamano e torniamo a casa.
Lungo il cammino sentiamo il rumore delle nostre infradito sulla strada.
Ci teniamo per mano. Ogni tanto la mia mano ti passa attorno alla vita, come se volessi tenerti ancora più stretta a me. A ogni passo mi sembra di sentire il rumore dei tuoi capelli che danzano sulla tua schiena.
Quando arriviamo a casa è ormai mezzogiorno.
Non riusciamo nemmeno a chiudere la porta a chiave.

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