L’ultima porta prima di arrivare a noi


Avrei ancora un po’ da fare, e dovrei fermarmi fino a tardi anche stasera, ma non importa.

Tu sei ancora nel tuo ufficio, sei rimasta sola mentre i tuoi colleghi se ne sono già tutti andati. Invece tu no, come sempre: tu avevi ancora qualcosa da sbrigare. Le ultime cose che si fanno alla sera, sai, quelle che non vuoi ritrovarti il giorno dopo ancora ad aspettarti. Io sono come te, ma le mie cose stasera le lascio lì.

Ho aspettato che non ci fosse nessuno per venire a trovarti.

Entro e chiudo la porta a chiave, anche se non c’è più nessuno, anche solo per provare il brivido di quel rumore nella serratura.

Sei davanti alla scrivania, stai mettendo via delle carte.

Ti scopro così, in piedi, col tuo bel vestitino di oggi, la tua cintura e i tuoi stivali. Mi guardi. Non dici niente.

Vengo da te, ti metto le mani sui fianchi, molto delicatamente, e ti appoggio il sedere sul piano. Ci sono dei fogli lì sopra, ma non me ne curo. Ti bacio voluttuosamente, invece, con tutta la lingua che voglio. Ho il tuo viso impresso nella mente: i tuoi lineamenti, il tuo sorriso, i tuoi occhi. Nel bacio sento la tua infinita dolcezza, quella dolcezza che solo tu sai darmi.

Ti metto seduta. Stai così. Ti alzo il vestitino fino a scoprirti le cosce. Oggi, in bagno, mentre gli altri bevevano il caffè, la mia mano si era fermata sopra il tessuto, te lo ricordi? Adesso però la voglio mettere sotto. Voglio sentire la carne. E’ morbida e calda. Mi piace da impazzire.
Continuo a baciarti.

I secondi passano. O sono i minuti. O sono solamente pochi istanti. Il trascorrere del tempo è diverso, qui. Ne perdo ogni misura.
Ti abbasso le mutandine.
Le sfilo fino a portartele all’altezza degli stivali, poi te le tolgo. Finiscono per terra, da qualche parte.

Intimo femminile, ancora caldo, abbandonato sul pavimento di un ufficio. Dimmi una cosa più eccitante di questa.

Mi sbottono i jeans e ti schiudo le gambe. Ora il tuo vestitino è ancora più in su, l’ho spostato io fino a scoprirti anche parte del ventre. Poi senti la mia eccitazione, prima sulle cosce, poi contro la tua intimità, poi anche dentro.
Vorrei dirti che desidero essere una cosa sola con te, ma no, non lo faccio. Perché questa è una frase troppo banale da dire. Allora penso di dirti che voglio fare l’amore con te, che ti desidero da impazzire, ma anche questa è una frase banale, questa frase va bene solo ai comuni mortali. Allora non dico niente, mi limito a spingere fino in fondo, tenendoti il viso fra le mani, facendoti sentire il mio respiro e i brividi che attraversano il mio corpo.

Ti parlo così. Sentili. Non sono i brividi di piacere fisico. Sono i brividi di un adulto che ora sa leggere nella sua stessa mente. Nel suo corpo. Nel suo cuore.

Metti la testa fra il mio viso e la spalla. Resti così, protetta da me.
Il mio modo minuzioso di fare l’amore ti dice che sarà sempre così. Lo capisci subito. Che in questo momento, quando siamo io e te, tu puoi stare tranquilla, puoi non pensare a niente, puoi lasciarti andare. Sai che ti basta mettere il tuo viso sulla mia spalla, sentire il mio profumo direttamente dal collo e chiudere gli occhi.

Perché quando ci sono io, con te, l’ultima porta prima di arrivare a noi sarà sempre chiusa a chiave.

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4 pensieri su “L’ultima porta prima di arrivare a noi

  1. Dolcissimo. Ho fatto un sogno, ed era dolce come questo. Strano come alle volte le immagini ritornino alla mente anche dopo tanto tempo, no?

      1. Le immagini vanno..le immagini vengono..come i ricordi e i pensieri. Ma i sogni vengono a raccontarti un momento perfetto, una storia deliziosa. Ed e’ come riviverla.

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