Vieni via con me


Ancora oggi, a distanza di tanti anni, mi capita di svegliarmi all’inizio del mattino e di ripensare a quella notte che abbiamo vissuto.
Mi chiedo quanto strani siano i ricordi, come diceva il protagonista di un libro che ho letto da giovane (quando ancora mi piaceva leggere): i ricordi che uno cerca di tenere aggrappati a sé il più a lungo possibile, con il terrore di dimenticare e di perdere i pezzi della propria vita, ma sapendo perfettamente che non c’è alcun modo, che non esiste nessuna forza in grado di conservarli così come si erano vissuti, proprio allo stesso modo, e che non è possibile vincere.
Io i miei ricordi li ho rivissuti continuamente, nei giorni che seguirono quella notte, ad occhi aperti come facevo da bambino: ripensavo a tutti i dettagli, alle scelte sbagliate che poi si erano rivelate quelle giuste, alle nostre azioni fatte e mancate, al ghiaccio dentro ai nostri bicchieri.
Ma ora che le nostre vite sono ormai vissute mi chiedo se il ricordo che ancora conservo nei meandri della memoria sia davvero quello giusto. Ho il dubbio che forse, notte dopo notte, al mio ricordo originale io abbia aggiunto un dettaglio in più, mentre entrambi vivevamo le nostre vite distanti, e ora quello che resta non è nient’altro che un vecchio sogno costruito a tavolino, così perfetto da non poterlo più cambiare.
E allora mi chiedo se quella notte siamo veramente saliti in camera avvinghiati l’uno all’altra, dopo un corteggiamento durato ore e ore sulle poltrone di quell’albergo. E mi chiedo se abbiamo veramente fatto l’amore fino alle 4 del mattino, così, tanto per vedere com’era, perché mi era piaciuto troppo bere dal tuo bicchiere e il ghiaccio si era sciolto e avevo preso anche il rum più buono e più caro che ci fosse.
Mi chiedo tante altre cose di noi, sempre coltivando questi dubbi, cosa è stato reale e cosa non lo è stato, cosa è rimasto di noi, se le nostre trasformazioni sono state creazioni o dissoluzioni, come sarebbe andata se il giorno dopo, invece di accompagnarti all’aeroporto, ti avessi detto “Fanculo a tutto, vieni via con me.”

Oggi ho sentito per radio quella vecchia canzone, come si chiamava? Quella che tenevi sempre nelle cuffie e che dicevi essere la canzone perfetta per noi. Parlava proprio di noi. Eccole, le stranezze della memoria: uno non si ricorda le cose, eppure le parole di certe canzoni rimangono fino alla fine, come la gravità che unisce i pianeti e le galassie e chissà cos’altro in questo universo.
Il bello è che ascoltando di nuovo questa canzone ho ricordato improvvisamente tutto quanto. Che stupido che sono. La verità è quella che ho sempre saputo. Ed è così semplice. E’ tutto ciò che importa. Ed è che i dettagli dei ricordi non bisogna trattenerli, ma lasciarli andare.
Perché non conta se abbiamo fatto l’amore o no, quella notte, se mi sono detto “Adesso mi alzo e la bacio” solo duecento volte o se ce ne sia stata una duecentunesima, finalmente quella giusta.
Conta solo che per una notte ti ho amato sul serio. Perché era solo una sera, di tanti anni fa, faceva buio e insieme guardavamo le stelle fino a quando non è venuta la luce, ma a me tanto basta.

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10 pensieri su “Vieni via con me

  1. Piaciuto molto e anche di più.
    Non hai idea di quanto mi ci sia ritrovato … attimi indimenticabili che rimangono dentro di noi per sempre.
    Un saluto
    Carlo

  2. I ricordi non devono però tramutarsi in rimpianti. E’ vero nel tempo ognuno di noi è portato a 0vestirli’ su misura ma che importa? Quel che conta è averli dalla nostra parte per non sentirci la terra crollare sotto i piedi.

    hsraungrandeamorealbuioasottounlampioneilluminatoagiorno

  3. A volte vorrei tornare in dietro nel tempo, per rivivere quella sensazione. Perche’ una sensazione cosi’ pura, viscerale, intensa e allo stesso tempo impalpabile e’ rara e ti fa sentire viva. E’ come un sogno che non hai finito di sognare, un racconto che non hai finito di leggere. Ma forse il bello e’ proprio questo, come diceva qualcuno, il bello e’ la parola che manca, l’ ultima frase non detta. Ma quella parola rimane li, dentro di noi, rintanata in un angolo, ad aspettare. E quando meno te lo aspetti salta fuori, all’improvviso, e non puoi fare a meno di leggerla.

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