Scelte


Hai usato una frase che mi ha fatto pensare. Mi hai parlato del tuo lavoro dicendo che “in fin dei conti non ti spiace”. Io sono un sognatore, ma tu sposeresti un ragazzo che “non ti spiace”? Quando vai a correre da sola, potendo scegliere la traccia musicale che preferisci, ascolteresti un mp3 che “non ti spiace?” Pensa al ritmo dei tuoi passi sulla strada, al silenzio. Quali note vorresti sentir nascere in questo silenzio? Lentamente, una dopo l’altra. Ti bastano le note di una canzone qualsiasi, solo per avere un po’ di compagnia mentre corri? Oppure vuoi una canzone che trasformi i “tuoi” passi in accordi di chitarra, in percussioni, in una voce che ti stimola l’anima e che ti fa battere il cuore a mille, anche se non sai perché?
L’esempio della musica non è proprio calzante, me ne rendo conto, perché al tuo iPod non devi concedere nulla in cambio: non credo che tu sia di fronte a un bivio, ma spesso bisogna accettare un compromesso e sforzarsi di esaminare le questioni sulla lunga distanza, valutando i rischi, e non è mai facile. Lo so benissimo questo.
Fin dal principio ho maturato un’idea molto positiva di te: sei una ragazza intelligente, molto equilibrata, con la testa sulle spalle, e penso che i tuoi genitori siano molto orgogliosi della loro figlia. Infatti hai inquadrato benissimo il problema e i tuoi dubbi sono tutti leciti.
Io ovviamente non so darti una risposta precisa, ma non penso che tu me la stia chiedendo. Però possiamo parlare tranquillamente e confrontarci sulle nostre esperienze, sulle reciproche idee, ed è specialmente questo che deve emergere dall’incontro con le persone.
Inizio raccontandoti una storia. Alcun anni fa anche a me è capitato di dover prendere una decisione simile. Una storia comune. Lavoravo in un’azienda. Un lavoro che “non mi spiaceva”, ma che allo stesso modo “non mi piaceva”; un lavoro mediamente pagato, ma non al punto da costruirci una vita su; un lavoro in cui mi rendevo conto di guardare l’orologio per sapere quando era il momento di uscire, un lavoro che non mi faceva “essere” quello che sentivo realmente di essere. In pratica, una noia mortale.
Se neanch’io avessi ricevuto quella telefonata, forse adesso sarei ancora lì, e vivrei coltivando i miei sogni, fantasticando su un imprevedibile e inatteso cambiamento. Sai cosa ho fatto? Quando mi sono trovato al punto di dover scegliere fra un lavoro pagato + solido + sicuro + tranquillo + abitudinario e un lavoro più rischioso, ma in cui potevo fare realmente quello che desideravo (contribuire alla nascita di un’azienda), ho fatto la scelta che ora considero sbagliata. Ho deciso di rimanere dov’ero e andare avanti su quella strada. Mi ero accontentato. Così non dovevo più ascoltare i miei desideri ed ero pienamente giustificato per aver scelto la via più sicura. E ti assicuro che avevo passato non poche notti insonni a pensarci.
Ma poi? In poco tempo mi sono accorto di avere già quel rimpianto. La vita era quella di prima, ma il momento era passato, il sogno svanito. Avevo capito che ero disposto a sopportare gli svantaggi di quel lavoro (pur apprezzandone i pregi) soprattutto perché potevo coltivare il desiderio di un cambiamento. Riuscivo a lavorare, a studiare, a impegnarmi senza fatica perché un giorno ci sarebbe stato un incontro, una telefonata, un’opportunità o semplicemente la voglia concreta di rimettermi in discussione. Però, dopo aver declinato quell’offerta, mi sono accorto di avere davanti un tempo ancora più lungo da aspettare, senza vie d’uscita, senza nulla da fare se non svolgere il mio lavoro solido, tranquillo e dannatamente noioso. In quel momento mi sono sentito perduto.
Dopo qualche mese sono tornato sui miei passi, ho dato le dimissioni (rinunciando a un aumento di stipendio e a un premio molto alto che volevano darmi solo per farmi restare, di cui non ho parlato mai con nessuno per non farmi prendere per pazzo) in favore dell’altro lavoro, che fortunatamente era ancora lì ad aspettarmi. Ho dovuto rimboccarmi le maniche e recuperare il tempo perduto, lavorando a un ritmo forsennato (non esistevano più i giorni della settimana, per me le date erano calcolate con un numero progressivo come in Star Trek) e ho dovuto imparare da zero moltissime cose, affrontando situazioni anche poco piacevoli.
Ma dopo questo sacrificio posso dire che è stata la scelta migliore per me. So che nel tempo ho guadagnato meno denaro, so di aver lavorato decisamente di più, ma per me è stato fondamentale aver superato lo “scoglio” ed essere uscito da una strada segnata, in cui erano altri a condurmi, e aver imboccato una via in cui ora ho piena consapevolezza di me. Prima davo me stesso in affitto, questo era il mio mestiere, ora invece svolgo il mio lavoro, e posso dire con certezza che si tratta di un livello di vita completamente diverso. Ora “sono” la persona che sono. Io avevo bisogno di questo. Forse io sono così, riconosco che il lavoro non è la cosa più importante, ma credo che sentirsi realizzati anche professionalmente sia davvero prezioso per la propria serenità, e questo contribuisce ad arricchire anche tutto il resto della vita.
A me è andata bene, ma poteva anche capitare che l’azienda chiudesse poco tempo dopo, e ora sarei qui a pentirmi per essermene andato dal posto di lavoro precedente. Non si può mai sapere come andranno le cose, nel bene e nel male, ma possiamo considerare come vogliamo farle andare, solo così ognuno può trovare la sua risposta.
C’è anche da dire che noi, intesi come tutti i ragazzi della nostra età, dobbiamo affrontare problemi diversi rispetti a quelli dei nostri genitori. Sai anche tu che ci sono più difficoltà rispetto agli anni passati, e per guadagnarci le stesse cose dobbiamo dare molto di più, non c’è scelta, ma è anche vero che possiamo vedere l’aspetto positivo e sfruttarlo per guadagnarne in consapevolezza.
Non voglio concludere la lettera in modo negativo, ma quello economico è un aspetto importante da considerare sulla lunga distanza. Tuttavia, anche parlando di questo, nessuno ti toglierà quello che è tuo, e le esperienze che farai si aggiungeranno a quelle che hai già acquisito. Tu non saresti una ragazza con esperienze significative, diametralmente opposte, e per giunta tosta abbastanza da rimettersi in discussione per fare quello che sogna nella vita. Il valore è dato sempre dal potenziale.
L’unico consiglio che posso darti è di rispondere a una domanda, ascoltandoti e facendo uscire tutto senza veli (stai attenta, perché a volte non si sa ma c’è un diavoletto che prende le veci del cuore). Prima di tutto, chiediti come sei e come vuoi essere, la scelta passa tutta da qui.
Ti ho scritto una lunga lettera, lo so, e rleggendola mi sono reso conto di averti spinto verso una direzione! Scusami, non volevo, io tra l’altro sono una persona molto pragmatica e cerco di esprimere opinioni oggettive anche quando riguardano me stesso.
Vediamo se riesco a riformulare la mia idea in poche righe: possono essere valide tutte le decisioni, nessuna è mai giusta o sbagliata, ma in ogni caso non rinunciare mai al sogno. Per quanto sia irraggiungibile a volte, il sogno serve a indicare un cammino, serve per vivere meglio, serve per arrivare più preparati al momento in cui dovrai scegliere davvero, serve per “essere”. Puoi partecipare al concorso, vincere e decidere di rimandare, puoi cercare un lavoro part-time per integrare il tuo reddito, puoi studiare mentre continui il tuo lavoro attuale, puoi chiedere informazioni, tanto per sapere. Puoi fare tante cose, ma non rinunciare mai al sogno, qualunque esso sia.

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