Soltanto la luna ci ha visti


Soltanto la luna ci ha visti, ci ha scrutati silenziosamente, mentre io e te eravamo una cosa sola.

Quando mi hai portata nel fienile l’azzurro del cielo stava cedendo il posto al blu della notte e il caldo estenuante cominciava a lasciar spazio ad una leggera e calda, ma comunque piacevole, brezza serale.

Sembrava un posto abbandonato da Dio, forse lo era.

Abbiamo fatto l’amore tutta la notte, la tua lingua ha inondato di saliva i miei posti segreti.

Le tue mani hanno strapazzato ogni angolo della mia pelle.

Hai attraversato il mio corpo in ogni direzione, sei stato ovunque.

La parete dove mi hai spinto era ruvida.

La ricordo sulla pelle, quella delle mie braccia, ferme e bloccate da te.

Incrociate precisamente, i polsi stretti dalla tua presa, le braccia tese e immobili, in alto, sopra la testa.

L’abito fresco, leggermente bagnato, mi accarezzava le cosce ancor prima di te.

Il tuo profumo nell’aria, il tuo naso tra i capelli, la tua lingua sul mio collo.

Poi un bacio, pieno, lungo, appassionato. Un bacio lento, gustoso, armonioso.

Una grande sala le nostre bocche per dar vita al più bel valzer che le nostre lingue abbiano mai ballato.

E la tua mano a sfiorarmi lo sterno rotolando lentamente, per arrivare a quella piccola valle tra i seni, quella piccola gola raggiunta ormai anche dalla tua lingua. Sembra il suo posto quello, ci sta a pennello, sembra si riposi un attimo lì per poi iniziare il suo lungo viaggio.

Poi i respiri sono diventati veloci, ad un tratto, all’improvviso.

Ho sentito l’amore diventare sesso.

Mi hai spinto su quella parete, mi hai stracciato le mutandine come quando si straccia un pezzo di carta.

Nuda, mi son ritrovata nuda e non me ne sono accorta, sollevata da un angelo diventato un diavolo, attorcigliata a te come un viticcio alla pianta.

Ho intravisto il tuo viso nel buio, l’ho visto eccitato e drogato di me.

Ho goduto di questo.

Lentamente poi, mi hai liberata da te, mi hai distesa sul prato giallastro e il viaggio è iniziato.

La tua lingua ha percorso le strade del mio corpo. L’ho sentita ovunque. Ha succhiato ogni piu piccolo poro e alla fine si è fermata lì, in quel piccolo lembo di pelle. Quel piccolo posto che di solito vive al buio. Ha succhiato anche quello ed ho visto la luce.

*

Meraviglioso vedere il tuo corpo danzare sulla paglia, mentre la mia bocca lo cercava, la mia lingua lo esplorava e la mia anima se ne impossessava.

Eri lì, armoniosa, nuda e bellissima, con le gambe aperte e le ginocchia leggermente piegate, a supplicarmi di averti. Ed io ero lì per volerlo, per incendiare il fienile, per bruciare la paglia e dar fuoco a ogni cosa intorno a noi.

Ti ho sentita gemere, ti ho preso i fianchi mentre la mia lingua entrava fino in fondo, in quel posto intimo e passionale che ormai è mio soltanto e di cui inizio a conoscere ogni millimetro.

Ogni giorno è una nuova scoperta, ogni volta è uguale alla prima, come un pianista straordinario che conosce a memoria ogni sinfonia, ma nella memoria trova le capacità per perfezionarsi e amare sempre di più la sua stessa musica.

Sentivo il lembo del tuo vestitino estivo tirato in su fino al ventre, e poi, mentre il calore e le fiamme si avvicinavano, ti ho mostrato la mia eccitazione, te l’ho fatta sentire con le mani, l’hai accarezzata, e alla fine siamo stati una cosa sola.

Il calore ci accecava, fiamme di mille colori disegnavano immagini variopinte e fantastiche, abbiamo visto persone, cose, passato e futuro, uomini e donne danzanti mentre la paglia si riscaldava di noi.

Vienimi dentro, mi dicevi, vienimi dentro, voglio sentirti completamente mio.

Ti verrò dentro, ti ho risposto, ti bagnerò di me e sarai completamente mia.

Mentre facevo l’amore con te ti chiudevi e ti riaprivi, mi resistevi e mi accoglievi, ma in fondo ti muovevi per sentirti completamente accarezzata e stimolata. Riuscivo a toccarti dove volevi un istante prima che accadesse, ti stimolavo meglio di quanto non avresti fatto tu stessa e ti chiedivi come riuscissi a leggerti nel pensiero prima che il tuo pensiero si formasse.

Mi sono fermato e ti ho stretta forte quando un’unica onda ha attraversato i nostri corpi.

Siamo stati così, a lungo, mentre l’incendio si ritirava. Abbiamo visto le fiamme indebolirsi e spegnersi, la paglia riformarsi, il legno del fienile schiarirsi. Il bagliore lentamente tornava a essere il buio, anzi, il debole chiarore di quella che stava nascendo, una nuova luce del mattino.

Ti ho baciata appassionatamente, abbracciandoti, chiedendomi come poteva essere così meravigliosa e seducente l’anima di una donna, se fosse un sogno o tutto vero, se quelle fiamme invece di spegnersi non ci avessero raggiunto e bruciato, e ora di noi non restassero che anime perdute in un luogo senza nome e tempo, ma non me ne importava.

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4 pensieri su “Soltanto la luna ci ha visti

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